martedì, giugno 30, 2009
Almeno il cappello. Andrea Vitali. Garzanti.
Bellano è un piccolo paese situato sulle rive del lago di Como… non su quel ramo famoso, più a Nord. Siamo in pieno ventennio e il ragionier Onorato Geminazzi si trasferisce, rocambolescamente, a Bellano e tenterà di trasformare la modesta fanfara locale in Corpo Musicale con tutti i crismi. Il racconto è piuttosto divertente, tranne un finale relativamente triste e un poco affrettato, ha un ritmo frenetico (una marcia?) e una scelta di nomi propri assolutamente memorabile. Qualcuno potrebbe obiettare sullo stile, periodi brevi e capitoli formati a volte da pochi periodi. Personalmente trovo che sia funzionale al tipo di racconto, ma è un giudizio molto personale. Che cosa mi rimarrà impresso maggiormente di questa lettura? Facile, il seno di Armellina Banchieri.
Trame atlantiche. Storia della loggia massonica segreta P2. Sergio Flamigni. Kaos.
Quanti italiani sanno che nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 era in corso un golpe militare nel nostro paese? Quanti hanno anche solo una vaga idea dell’influenza, delle particolari alleanze e dei misfatti della loggia P2? Quanti conoscono il nome del banchiere che fu ritrovato impiccato sotto il Blackfriars bridge di Londra? Nel libro di Sergio Flamigni ci sono queste e altre storie, forse non tutte, forse non tutte trattate in modo esaustivo, difficile credo condensare decenni di storia, o forse dovremmo dire dei retroscena della storia italiana. Complicato anche essere in possesso di tutti gli elementi per giungere a conclusioni che non siano in una qualche misura congetture. Un buon manuale per iniziare ad addentrarsi nei misteriosi meandri del nostro recente, ma già dimenticato, passato .
venerdì, giugno 26, 2009
SHAKESPEARE SCRIVEVA PER SOLDI. Nick Hornby. Guanda.
Si, lo sapevo che era la classica pubblicazione estiva per fare qualche soldo, non sono nata ieri e ammetto che il prezzo di copertina è sicuramente eccessivo. Ma cosa ci posso fare, a questo nome non so resistere, ho tutti i suoi libri, immaginate quindi che smacco dover dire a qualcuno illustrando la mia fantastica libreria "ah sì di Hornby li ho tutti tranne...". La mia è stata una scelta consapevole e se volete saperlo non sono assolutamente pentita, oddio non mi sento particolarmente arricchita, se non di consigli, è come se avessi letto qualche leggero articolo da rivista senza pretese. Infatti è proprio questo, il seguito di Una vita da lettore, gli articoli comparsi sul Believer nei quali Hornby commenta le sue sgangherate letture. Intramezzato dai suoi soliti e necessari commenti sportivi (e per chi come me piace lo sport, sono il suo pezzo forte) riscopre con sorpresa la sua predilezione per la letteratura cosiddetta "per ragazzi", per le biografie e per le nuove uscite. Concordo completamente con il suo parere su La strada di McCarthy. Ovviamente la mia già notevole pila di libri ancora da leggere ha subito un incremento.
A OVEST DI ROMA. John Fante. Einaudi.
Non ho letto molto di Fante: i suoi famosi Chiedi alla polvere e Aspetta primavera, Bandini. Indubbiamente questo li ha superati entrambi nonostante sia molto meno noto al grande pubblico e sia stato edito postumo perchè all'epoca non aveva convinto l'editore. E' composto di un breve romanzo Il mio cane Stupido e di un lungo racconto L'orgia, entrambi validi, finalmente convincenti per una che come me ha sempre nutrito qualche diffidenza nei confronti di questo scrittore così tanto acclamato. Henry Molise, l'alterego di Fante stesso, è uno scrittore cinquantenne in perenne crisi di ispirazione e di conseguenza in crisi economica. Vive assieme alla moglie e ai quattro scapestrati ed egoisti figli grandi, nella sua villa sul mare a Los Angeles, ma la comparsa nel loro giardino di uno strano cane gigantesco, cocciuto e con spiccate tendenze omosessuali sarà solo l'inizio dell'inesorabile e fisiologica disgregazione della sua famiglia. Spassoso e divertente ma anche nostalgico e malinconico, il tutto supportato dalla scrittura fresca e frizzante pregio insindacabile di Fante (non a caso sarebbe dovuto diventare un film con un cast d'eccezione).
martedì, giugno 16, 2009
LA GRAMMATICA DI DIO. Stefano Benni. Feltrinelli.
Il sottotitolo “Storie di solitudine e allegria” già mi aveva lasciato presagire che questo libro sarebbe stato sull’onda dell’ultimo Benni: quello malinconico, disincantato e anche un po’ crudele. Non sono una sua fanatica lettrice ma indubbiamente un’estimatrice, un po’ delusa dalle ultime pubblicazioni. Devo ammettere che nonostante i racconti (ormai lo sanno anche i muri) non siano un genere che mi convince, a lui riescono davvero bene, la sua fantasia, ironia e sagacia rende forse meglio nel breve e nell’immediato.
Una raccolta di racconti appunto, che fotografa moltissimi aspetti di questi nostri ultimi anni (con nostri si intende ovviamente l’italianità sempre fieramente rivendicata da Benni): la solitudine, la pedofilia, i rapporti di coppia logori, la vecchiaia, la religione, la completa disaffezione per la politica, con qualche breve racconto del “vecchio” Benni, quello spassoso che parla volentieri di calcio o rievoca personaggi impagabili. I miei preferiti: Una soluzione civile, Solitudine e rivoluzione del terzino Poldo, L’eutanasia del nonnino, Mai più solo. E’ stato un regalo, io non l’avrei mai letto probabilmente, del resto gli amici servono anche a questo.
domenica, giugno 07, 2009
LA BAMBINA PRODIGIO. Nikita Lalwani. Guanda.
Rumi ha 10 anni, vive a Cardiff, dove è nata e dove i suoi genitori si sono stabiliti appena sposati ed emigranti dall’India. Viene sottoposta a un regime quasi militare dal padre in virtù delle sue doti veramente speciali in matematica, per riuscire ad essere ammessa a Oxford a soli 14 anni come una vera bambina prodigio. Questo certo non la aiuta nei suoi già difficili rapporti coi coetanei, divisa e strappata come tanti giovani tra le tradizioni familiari e il nuovo mondo in cui è cresciuta. Rumi non si sente a casa né in Inghilterra né nell’agognata India. Quando viene finalmente ammessa a Oxford, il suo sogno solo ed esclusivamente per allontanarsi dalla soffocante morsa paterna, le risulta impossibile gestire i tre giorni di libertà settimanali e crolla come una qualsiasi adolescente in difficoltà, come in effetti è. Un libro particolare e interessante nelle intenzioni, scritto bene e quasi riuscito nel farci entrare nella difficile realtà delle nuove generazioni in terra straniera. Ma sin dall’inizio non riesce a trasmettere nessun tipo di partecipazione per una figura così fragile, è come se Rumi rimanesse lontana, il personaggio di un romanzo e nulla più e il lettore ne resta cosciente fino alla fine. L’assenza di un finale poi lascia ulteriormente la bocca amara.
LA DONAZIONE. Florence Noiville. Garzanti.
La protagonista è in stazione sta rientrando a Parigi dopo aver salutato i genitori e la sorella. Sono appena stati dal Notaio per controfirmare la donazione che i genitori fanno a favore delle figlie della villa di Tours, quella in cui hanno sempre vissuto. L’imbarazzo e la tensione sono stati palpabili per tutto il tempo, per questo vorrebbe scrivere una lettera per dire quello che non è riuscita a dire a voce, per ringraziarli veramente. Ripercorre quindi tutta la sua infanzia, segnata indelebilmente dalla malattia mentale della madre e dal disagio di tutta la famiglia ad affrontare qualcosa che non si riusciva proprio a comprendere. Un libro che si legge in meno di un pomeriggio, corto, vuoto e praticamente inutile, che accenna appena un tema che potenzialmente avrebbe potuto essere interessante e profondo. Quelle pubblicazioni con tanto di rilegatura e sovracopertina patinata che mi lasciano veramente perplessa.
mercoledì, giugno 03, 2009
IL TRADITORE. Robin Yassin-Kassab. Il saggiatore.
In questo interessante romanzo dalla struttura complessa ed articolata e dall'esaustiva caratterizzazione dei personaggi di contorno, l'autore ci descrive, sullo sfondo di una Londra sfocata e quasi assente, la metamorfosi fisica e spirituale di una coppia di trentenni arabi di seconda generazione, il diverso iter emozionale che li porterà ad abbracciare l'islam e con esso la serenità interiore. Lui è Sami, figlio di un celebre poeta laico siriano, studente di letteratura arenatosi ad un passo dal dottorato, divenuto nel tempo marito trascurato, vizioso ed inconcludente. Con il fantasma dell'inarrivabile padre a gravargli sulle spalle, la sua vita procede beccheggiando scialba e rabbiosa, in una disordinata ricerca di identità che risulta sterile, in quanto estremizzata all'ostentazione di una pseudorazionalità votata invece all'edonismo e alla deriva del nichilismo. Il suo "viaggio a Damasco" (titolo originale decisamente esplicativo), a posteriori svelerà il perché delle tensioni laico religiose presenti all'interno della sua famiglia e di riflesso in lui: così Sami assimilerà il concetto di "tradimento"in relazione alle proprie ed alle altrui azioni, tra evocazioni di spettri, servizi segreti e torture, in un contrasto emozionale che troverà risoluzione ed appianamento soltanto con la consapevolezza finale, quindi nella purificazione e nella prostrazione della preghiera. Di contro la giovane moglie Muntaha incarna quanto di più apprezzabile si possa sperare di incontrare in termini di ragionevolezza e sensibilità associate a femminili leggiadria e nobiltà: insegnante irachena tollerante e fedele, ella in ogni gesto e azione personifica la virtù e la ponderatezza dei comportamenti. Grazie ad un sentimento religioso nuovo ed al contempo riscoperto, ella si accosta alla spiritualità tramandatale dagli avi, interpretandone le positività e scoprendola collante universale utile a compattare e livellare la miriade di eccessi e di falsi valori di un frenetico inizio millennio, già battezzato nel fanatismo e nel sangue. Dalla fede stessa ella trae energia e saggezza adatte a tamponare efficacemente il mosaico incrinato della propria relazione matrimoniale.
Se attribuire connotazioni negative generalizzate ed arbitrarie a specifici gruppi di persone è unanimemente da considerarsi esercizio scorretto e discriminatorio, ebbene questo romanzo pur accurato ed istruttivo è da ascriversi a quell'infinita serie di opere di parola tese al classico patetico malcelato indottrinamento religioso, che a tali subdole pratiche è avvezzo per tradizione e natura. Infatti l'attribuire accezioni fideistiche all'ateismo è pura disquisizione semantica, concetto profondamente ridicolo al pari del sostenere che una religione rivelata come l'islam possa considerarsi socialmente benefica. Da leggersi previa opportuna assunzione di anticorpi.



