mercoledì, marzo 30, 2005

CARMILLA. Joseph S. Le Fanu. Fanucci.
Carmilla, Joseph S. Le Fanu Nonostante per certi versi sia meno conosciuto di Stoker, Le Fanu ha scritto moltissimi racconti del mistero, un mistero che è diventato il precursore di quella figura vampiresca che ha caratterizzato il novecento.
Il suo racconto più famoso è senza ombra di dubbio "Carmilla", che racchiude in sé il mito della donna vampiro, forse la prima della storia, descritta nel lontano 1872 con una penna dalle sfumature sensuali, certo in netta contrapposizione con la mentalità vittoriana che dominava la letteratura dell’epoca.
Attraverso Carmilla (o Millarca o Mircalla come si scoprirà nella novella) prende vita un racconto tipicamente ottocentesco, delineato dallo slancio e dal coinvolgimento attraverso cui il personaggio principale viene descritto nei minimi particolari, e spesso strettamente legato all'ambiente che lo circonda. Carmilla pare quasi vittima del suo stesso languore, caratterizzata quasi da lontano da un fascino dolce amaro che soltanto alla fine si scopre essere la peculiarità demoniaca che la rende perseguitata e persecutore. I cultori del genere, che potrebbero aver trascurato "Carmilla", non dovrebbero dimenticare che questo personaggio di Le Fanu ha anticipato il padre di Dracula.
Stando alle ottime critiche in cui mi sono imbattuta mi aspettavo un romanzo più lungo e, abituata alla nostra moderna tradizione vampiresca, più avvincente.

postato da ernus 15:49 | commenti (5)

venerdì, marzo 25, 2005

MEGLIO SENZA. Eric Brende. Ponte Delle Grazie.
Meglio senza, Eric Brende In questo libro autobiografico, Eric Brende ci racconta la sua avventura ai confini della realtà, ovvero là dove alla tecnologia è stato vietato l’accesso.
Studioso e ricercatore del MIT - Massachusetts Institute of Technology, Brende decide di trasferirsi per diciotto mesi in una comunità “Amish”, dove dopo aver preso in affitto una casa, scopre di dover prendere in affitto anche i discreti vicini, del cui aiuto non sarebbe possibile far senza dato che da “bravo-uomo-moderno” non è capace di sopravvivere senza il loro intervento e i loro insegnamenti. Brende e la sua neo moglie (e questo è uno dei particolari che meno mi sono piaciuti del libro, lei è una figura “di cartone” che appare all’inizio della narrazione ad occupare uno spazio più che a riempirlo).
Francamente mi aspettavo di più da questo libro.
Tanto per cominciare uno stile più coinvolgente, il testo non è altro che un mero resoconto di ciò che è accaduto, non appassiona, certi interrogativi sulla vita quotidiana restano aperti, ma soprattutto, fatta eccezione per alcuni riferimenti alle diverse culture Amish, non mi è parso molto profondo. Appena abbozzato.

postato da ernus 13:59 | commenti

mercoledì, marzo 23, 2005

L'INTERPRETE. Diego Marani. Ed. Bompiani.
L’interprete, Diego Marani Credo vi sia capitato di imbattervi in libreria in uno di quei libri che vi sembrano strani, che leggendo il retro vi ispirano ma che non sapete definire e alla fine pur rimanendo incerti li acquistate sull'onda di un moto di positività nella speranza di fare una piacevole scoperta. Io li chiamo i libri OTANTOBENEOTANTOMALE e questo ne è il tipico esempio. E' la storia delle mille disavventure di Felix Bellamy responsabile del servizio di interpreti di un'organizzazione internazionale che indagando su una segnalazione relativa allo strano disturbo che affligge uno dei suoi interpreti, dopo averlo licenziato, ne rimane vittima lui stesso. Non è più capace di articolare bene le parole ma emette solo suoni gutturali e fischi. Da quel momento si chiude in sè stesso, in una solitudine completa incapace oramai di rapportarsi e di comunicare con gli altri. Si lancia quindi all'inseguimento dell'interprete che gli aveva assicurato, non creduto, che quella che stava lentamente scoprendo era la lingua che avrebbe permesso all'umanità di comunicare con tutto il creato. Le paradossali peripezione ai limiti dell'assurdo che gli capitano in giro per l'Europa hanno fatto catalogare il libro come un thriller visionario. L'unica cosa che posso dire è che sono rimasta per tutto il tempo in attesa che capitasse qualcosa di eclatante, che desse un significato a tutto e alla fine sono rimasta con la strana sensazione che mi fosse sfuggito il vero senso del libro.
Insomma in questo caso mi è andata TANTOMALE. Peccato perchè in realtà ha degli ottimi spunti e uno stile originale ed azzeccato. Mi piacerebbe davvero sentire il parere di qualcun'altro.

postato da dony 07:55 | commenti (2)

giovedì, marzo 17, 2005

L’AMANTE DEL BOSCO. Susan Vreeland. Neri Pozza.
L’amante del bosco, Susan Vreeland Emily Carr nasce in Canada, e diventa un pilastro dell’arte del secolo scorso, una donna ossessionata dal riuscire catturare il lato “selvaggio” della natura nelle sue tele. Dopo il tipico percorso sofferto giunge ad appartenere al “Gruppo dei Sette”, artisti canadesi che sostenevano e promulgavano la bellezza della creato nella pittura. Emily Carr, come tutte le donne/artiste, ha vissuto tormentata dal conflitto tra le sue passioni e le convenzioni sociali. Se a questo si aggiunge che apparteneva ad una buona famiglia tipicamente vittoriana, con padre despota e tre sorelle vagamente arpie, ma amava in modo spasmodico le manifestazioni artistiche delle tribù indiane destinate a scomparire, si ha un quadro ben chiaro di come deve essere stata la sua vita.
Sfortunatamente, per quanto scritto bene, questo libro manca del trasporto presente in “La passione di Artemisia”. Caratterizzato da un ritmo piuttosto lento si dilunga in descrizioni minuziose che, per quanto siano stilisticamente pregevoli, mancano del sentimento necessario a far soffrire al lettore le pene dei protagonisti.

postato da ernus 15:30 | commenti

mercoledì, marzo 02, 2005

Con la morte nel cuore. Gianni Biondillo. Guanda.
Con la morte nel cuore, Gianni Biondillo E’ un giallo, o almeno si presenta sotto questa forma, ci sono dei casi da risolvere e c’è un investigatore, l’ispettore Michele Ferraro del commissariato di Quarto Oggiaro, ma l’indagine è l’ultima cosa che interessa di questo romanzo.
Si racconta di una città, anzi di un quartiere, Quarto Oggiaro, forse il quartiere di Milano con la fama peggiore, un quartiere popolare con un triste primato di episodi di microcriminalità (fonte il Comune di Milano). Questo quartiere è popolato, personaggi che mi sembrava quasi di conoscere, un microcosmo multi-regionale e multi-razziale, molti i dialetti e le lingue parlate da questi personaggi, ognuno si esprime secondo la propria cultura e provenienza, c’è chi ragiona e parla in termini quasi surreali, chi gioca a fare sempre il clown; ci sono un sacco di dialoghi serratissimi, forse troppi, sicuramente troppi, c’è anche un uso eccessivo del turpiloquio: è chiaramente una scelta, fare parlare i personaggi con il linguaggio “della strada”, ma non credo sia sempre necessario; non mi fanno né caldo né freddo certe esclamazioni o intercalari riportati sulla pagina pari pari dal linguaggio parlato (mica sono del MOIGE) ma in molti casi i dialoghi mi sono parsi eccessivi. Per finire si parla delle ambizioni, dei sogni e qualche volta delle disillusioni della varia umanità di un quartiere popolare.
L’autore è Gianni Biondillo, architetto, originario di Quarto Oggiaro, probabilmente non facendo abbastanza milioni con la sua professione principale (…) ha iniziato a scrivere libri (è il secondo romanzo ma precedentemente ha scritto anche dei saggi) e secondo me ha fatto anche bene (sembra scritto da Vincenzo Mollica, eh?), perché si capisce che gli piace raccontare storie vere o verosimili e parlare della gente di periferia che conosce tanto bene.

postato da caccola 09:05 | commenti (8)

martedì, marzo 01, 2005

DUE DI DUE. A. De Carlo. Ed. Einaudi.
Due di due, A. De Carlo Nonostante la fama di cui gode De Carlo mi ero ripromessa dopo "Nel momento" che non avrei più letto nulla, l'avevo trovato insignificante e tedioso a dir poco. Ma un po’ punzecchiata da una persona che gode di credito e un po’ perchè non credo sia giusto giudicare un'autore da un'unica opera, ho provato a leggere quello che viene considerato il suo capolavoro. E sono soddisfatta è veramente bello anche se non troverete nel mio commento il solito entusiasmo che ho quando leggo un bel libro. Questo solo perchè caratterialmente non sono la persona adatta ad apprezzare questo tipo di personaggi, li sento molto distanti da quella che sono e non riescono quindi a coinvolgermi come dovrebbero. Si può dire poco che non sia già stato detto di questo libro. Mario e Guido, la storia di un'amicizia che nasce nella Milano degli anni '70 sui banchi di scuola e continua fino alla maturità. Il nichilismo esistenziale e la negazione alle convenzioni tipiche adolescenziali, il continuo disorientamento, lo sgomento e l'incertezza di fronte alla vita, tutti sentimenti che rende benissimo, così come l'industralizzazione e la globalizzazione dell'Italia di quegli anni, temi ancora così attuali. I protagonisti sono molto diversi, quasi complementari, ma alla fine i loro ruoli nella vita vera si intrecciano e si capovolgono. La cosa che ho più apprezzato è l'ambientazione e la caratterizzazione di un momento storico italiano spesso sottovalutato che qui è veramente accurata ed azzeccata. Lo stile è indubbiamente di un livello alto anche se a volte volutamente troppo ricercato. Insomma posso dire dopo questo libro che con De Carlo ho un conto aperto anche se a volte è difficile liberarsi delle impressioni e dei pregiudizi che si formano con il primo libro letto.

postato da dony 07:51 | commenti (3)